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SAN PIO DA PIETRELCINA : 23 settembre
Francesco Forgione, nato il 25.5.1887, battezzato il giorno dopo, cresimato il 27.9.99 sempre nella Chiesa di santa Maria degli Angeli a Pietrelcina (Benevento). Il 10 agosto 2010 ricorrerà il centenario della sua ordinazione sacerdotale (a soli 23 anni). Dal 1910 al 1912, e di nuovo dal 1912 al 1916 sarà lasciato nel suo paese natale per motivi di salute. L’8.9.11 riceverà il dono delle stigmate e nel 1912 quello della tranverberazione: cominciando dal 5 settembre fino al culmine del 20.09.18 padre Pio sentì come una spada che lo feriva, prima interiormente poi sempre più fisicamente, al cuore, alle mani e ai piedi. Il 23.9.1968 morirà a S.Giovanni Rotondo.
Dopo la presentazione oleografica di molti libri e articoli di riviste a caccia perenne di fatti eccezionali, quasi giornalieri, come se nella sua vita Padre Pio non avesse vissuto anche la quotidianità di tanti cristiani che lottano per controllare le proprie inclinazioni al male e vincerle, al contrario con l’aiuto della grazia di Dio (di Maria SS. , degli angeli e dei santi) , ho preferito raccontare la sua storia partendo dal suo paese natale che ho visitato ai primi giorni di agosto del 2006. Verso mezzogiorno il paese era quasi deserto (i pellegrini sono maggiormente attratti, o dirottati dalle agenzie di viaggio verso san Giovanni Rotondo. Ma è qui, a Pietelcina, dove lui è nato e dove benché già sacerdote ha vissuto altri sei anni per motivi di salute, è qui che forse si capisce meglio la sua semplicità, l’umiltà e la caparbietà nel ricercare il bene, sempre, e a sopportare con amore le sofferenze (fisiche e morali) che incontrò nella sua vita.
In quei primi giorni di agosto stavano terminando di lastricare le principali vie del paese, quelle che si percorrono per visitare i luoghi natali di padre Pio: la Morgia, Vico Storto Valle, la Torretta, la casa natale di P.Pio, la cucina, la casa materna, Porta Madonnella, la casa del fratello che poi emigrò e infine, in campagna, Piana Romana.
Un ottimo lavoro che non ha cancellato quello “originale”, ma l’ha sostituito (con pietre bianche tondeggianti) rispettando le caratteristiche originali. Chi ha percorso quelle vie era un uomo che per tutta la sua vita è stato come “sopra le righe”, non per volontà sua, ma per quell’eccezionalità simile a san Francesco d’Assisi di sette secoli prima. Li assimila innanzitutto il dono eccezionale delle stigmate, ma anche la scelta della povertà (che per Francesco, nato ricco, fu radicale, per Padre Pio invece, nato povero, ha voluto dire utilizzare parecchi soldi per realizzare, nella seconda parte della sua vita, “La casa sollievo della sofferenza” senza lasciarsi tentare di dirottarli per altri scopi, men che meno personali).
E ancora li assimila le incomprensioni e le “persecuzioni”da parte della Chiesa (S.Francesco sudò per avere il riconoscimento della sua Regola da parte di papa Innocenzo III ed ebbe contro i simoniaci e i lassisti, claricali e laici, del suo tempo… quella non era ancora l’epoca di san Carlo Borroneo e del Concilio di Trento! E quante delusioni da parte dei suoi stessi monaci!). E ancora: come san Francesco interiorizzò a tal punto la sofferenza di Cristo, tanto che solo al momento della sua morte i suoi monaci poterono vedere anche la ferita del costato ) così Padre Pio si identificò con Cristo in croce e se anche alla sua morte le stigmate, che lui aveva sempre cercato di nascondere, erano scomparse…rimane per tanti altri malati “La casa sollievo della Sofferenza”, mentre lui continuava ad essere quel missionario dei sofferenti del corpo e dello spirito che sempre era stato. Le reliquie di San Pio, decimo papa di Roma e martire del II sec., furono da lui venerate fin dai suoi quattordicianni (nel 1801 furono traslate da Roma sotto l’altare della chiesa di santa Maria degli Angeli), tanto che, quando divenne frate, gli suggerirono di chiamarsi “Pio”( come san Francesco si chiamava Giovanni e non lui, ma il padre gli volle cambiare nome per magnificare “i panni francesi” cui doveva la sua fortuna).
Fu un certo fra Camillo del vicino convento di Morcone a invogliarlo nella vocazione religiosa e ciò non avvenne nella Torretta, dopo il piccolo Pio si rifugiava a pregare, (spiato dai compagni di gioco) ma nella masseria famigliare di Piana Romana, lo stesso luogo dove, sotto un olmo, nel silenzio e nell’intimità con Cristo, Pio ricevette le stigmate ( come san Francesco sul monte La Verna ) dopo solo un anno dalla sua ordinazione sacerdotale ( san Francesco voleva rimanere invece “laico”, ma dovette accettare di diventare “diacono”). Oltre che darsi da fare per costruire “La casa rifugio della sofferenza”, come sacerdote organizzò i “gruppi di Preghiera”, ma soprattutto per lunghe ore restava nel Confessionale non solo per i suoi “figli spirituali”, ma per chiunque.
La Chiesa ufficiale ( Padre Gemelli, ma pure lo stesso Beato Giovani XXIII, certamente male informato) lo fece soffrire a lungo con incomprensioni e calunnie, finchè venne il momento del suo riscatto quando, dopo la sua morte del 1968, dieci anni dopo divenne papa Giovanni Paolo II che lo volle proclamare beato e santo. Vi sarete accorti che per descrivere, quasi fossi una guida turistica, i luoghi natali di Padre Pio vi ho parlato invece delle persone che più hanno segnato la sua esistenza. Così lascerò scoprire a voi il fascino di quei luoghi, sia dal punto di vista naturalistico sia da quello storico-religioso. E’ un po’ come visitare il paese natale di Papa Giovanni XXIII, Sotto il Monte. Sono convinto che nell’al di là il beato e il santo se ne vanno a braccetto, sorridenti e pronti a benedirci.
Se volete, tra i tanti autori che hanno scritto anche cose molto belle e documentate su Padre Pio, vi consiglio caldamente di leggere gli scritti di P.Gerardo da Flumeri, che è stato il postulatore della causa di beatificazione di padre Pio (e anche perché è un compaeano di mia moglie). Del carattere burbero di padre Pio, dei doni della bilocazione e del profumo di violetto che emanava la sua persona lascio a voi di crederci o no. Ho un’amica che è stata sua “figlia spirituale” che afferma di averlo sentito. Forse hanno una spiegazione, ma non aggiungono molto alla sua santità. |